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Qual è il vostro punto di vista sulla decima?

La decima nel Nuovo Testamento
Secondo voi è giusto che una chiesa chieda insistentemente ai suoi fedeli di pagare la decima? E’ giusto che i responsabili della stessa, escludano alcuni membri dal curare alcune attività all’interno della stessa, perchè non pagano la decima? Noi sosteniamo con gioia un’adozione a distanza da molti anni, anche questo è dare, pensiamo che questo valga più di pagare una fredda decima a una chiesa. Ci date per favore il vostro punto di vista biblico sulla decima. Vi saremo fraternamente grati. (Pino e Sabrina, Bari).

Risposta:
Grazie di averci interpellato sulla decima, cui rispondiamo secondo il punto di vista dottrinale della Chiesa di Dio Unita, editrice della rivista La Buona Notizia e del sito LaBuonaNotizia.Org.

Con l’avvento del Nuovo Testamento e la discesa dello Spirito Santo su tutti i credenti, il sostenere l’opera di Dio mediante le decime è una scelta volontaria dei credenti medesimi, vale a dire una “obbedienza derivante dalla fede” e non per costrizione. Dio ama chi dona con allegrezza.

Gli antichi israeliti furono sottoposti alla legge della decima, non quando erano schiavi in Egitto, ma solo dopo che furono liberati dalla schiavitù per ereditare la terra promessa. Quasi tutti loro non avevano lo Spirito Santo e quindi non erano mossi dalla fede, perciò fu loro imposto di dare la decima di tutte le loro entrate ai sacerdoti leviti, per il mantenimento dell’amministrazione sacerdolate, legislativa e governativa. Ma dopo alcune generazioni gli Israeliti si corruppero, divennero idolatri e si stancarono, tra le altre cose, di dare le decime. Divennero un popolo diviso e debole. Fallirono di fungere come “vessillo di Dio”. Alla fine Dio li abbandonò e permise che fossero sconfitti e deportati come schiavi fra le nazioni. Da qui la necessità di un Nuovo Patto, un Nuovo Testamento, che annuncia la buona novella concernente la futura restaurazione del Regno di Dio, questa volta su tutta la terra, per tutti i popoli.

Quando Gesù Cristo tornerà e prenderà il possesso dei regni di questo mondo, i popoli saranno liberati dai governi umani, non saranno più tartassati, ma avranno l’obbligo di dare soltanto la decima di ogni loro entrata al “Re dei re” [Gesù] e alla Sua vera Chiesa in Gerusalemme, per il mantenimento del governo di Cristo e della Sua opera di rieducazione spirituale del mondo. 
Gesù Cristo non ha abolito la legge spirituale, anzi l’ha magnificata (Matteo 5:17, Romani 3:31). Allora, mano a mano che le popolazioni del mondo riceveranno il dono dello Spirito Santo, la pratica del sostenere l’opera di Dio mediante le decime non sarà vissuta come un’imposizione.

Il Nuovo Patto non ha abolito la decima, ma ha semplicemente mutato chi deve esercitare il sacerdozio: non più i primogeniti della Tribù di Levi, esseri mortali, ma Gesù Cristo che vive in eterno  (Ebrei 7:24).  “…e poi, qui, quelli che prendono le decime sono ancora degli uomini mortali; ma là le prende uno di cui si attesta che vive” (Ebrei 7:8). Ancor oggi Gesù Cristo riceve le nostre decime volontarie, perché esse servono a sostenere la Sua opera di evangelizzazione secondo l’ordine di Melchisedec (Ebrei 7:8). Infatti, anche il patriarca Abrahamo dette la decima, riconoscendo la necessità di sostenere l’opera di Dio. Ora, “Coloro che hanno fede sono figli di Abramo” (Galati 3:7), vale a dire “figli della promessa” divina, “non figli della schiava” (Galati 4:28-31), significando che siamo chiamati ad agire per fede e non a denti stretti. Siamo chiamati non ad essere “sotto la legge” [perseguibili o giudicati colpevoli dalla legge], ma ad essere sotto la “grazia” di Dio, “affinché la giustizia [il comandamento] della legge si adempia in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito” (Romani 8:4).

Grazie alla presenza dello dono dello Spirito, il dare le decime, in questa fase in cui si devono sostenere anche i governi umani, diventa per il credente, una libera decisone personale, dettatta dalla profonda riconoscenza e dalla volontà di contribuire al sostentamento dell’opera di Dio sulla terra, in vista dell’eterna eredità.

Nel mondo attuale, ci sono fratelli e sorelle che non hanno alcun reddito e sono genuinamente poveri al servizio dei moderni “faraoni”, eppure la loro fede non ha meno valore della fede di chi è in grado di darela decima. C’è da precisare che la decima non è un “pagamento” (Dio non può essere pagato), ma è un restituirgli, in segno di gratitudine, una decima parte delle benedizioni materiali di cui Lui ci ha già fatto dono, incluso la vita. 

Questo prezioso atto del “dare” implica infatti un processo di crescita spirituale e maturità interiore che richiede tempo. Vuol dire che, nel corso della nostra vita di credenti, oltre a contemplare la nostra salvezza personale, abbiamo l’obbligo morale di pregare e chiedere a Dio di aiutarci a uscire dalle nostre ristrettezze economiche. Allo stesso tempo, abbiamo l’obbligo morale di adoperarci nel nostro lavoro quotidiano, affinché ognuno di noi prosperi materialmente, e poter così sostenere adeguatamente la propria famiglia e l’opera di evangelizzazione con offerte e decime volontarie, oltre che con suppliche e preghiere. Il sostenere l’opera di evangelizzazione dona agli sconosciuti la possibilità di conoscere la Parola di Dio e di iniziare ad avere fede in Essa. Ciò richiede al nostro carattere un altruismo che va oltre la gioia della nostra salvezza personale.

Naturalmente è sbagliato aspettarsi la decima da chi non ha alcun reddito materiale. D’altro canto, è altrettanto sbagliato non aiutare l’opera di Dio, quando siamo in grado di farlo. In tal caso il Signore ama il donatore allegro, non l’avarizia. Non possiamo prenderci gioco di Dio. Aiutare i poveri del mondo è un’opera buona che nessuno ha il diritto di proibire, tantomeno chi si reputa cristiano. Tuttavia, è sbagliato ritenere meno importante il sostentamento dell’opera di Dio sulla terra. L’apostolo Paolo fu ispirato a scrivere che abbiamo l’obbligo di prenderci cura principalmente dei bisogni della nostra famiglia, quella spirituale e non solo quella carnale, altrimenti siamo “peggiori degli increduli” (Galati 6:10, 1Timoteo 5:8). Naturalmente questo obbligo morale vale anche per le chiese, specialmente se ricevono l’otto per mille e finanziamenti dallo Stato. Emarginare o non aiutare i fratelli genuinamente poveri è contro ogni principio cristiano.

In conclusione, il dare o il non dare la decima è solo una questione di fede e di priorità, di maggiore o minore consapevolezza della ragione per cui Cristo ha fondato la Sua Ecclesia nel mondo. Questa ha una missione da compiere, non solo a parole. L’opera di evangelizzazione deve continuamente affrontare delle spese. Se un credente lavora e guadagna, ma spende tutto il suo reddito per sé e i suoi piaceri, lamentandosi poi di non avere mai abbastanza denaro per aiutare la diffusione del Vangelo, quel credente ancora disconosce le priorità della vita cristiana, sta servendo solo se stesso, e non può considerarsi un servitore del Signore.

Come siamo disposti a spendere denaro per educare i nostri figli a scuola, il dare volontariamente la decima a Dio è un atto di fede e d’amore che permette la diffusione del vero Vangelo del Regno nel mondo e specialmente la trasmissione della conoscenza spirituale ai nostri figli, alle nuove generazioni, per la loro salvezza spirituale.

Ogni dono che riusciamo a fare è una gioiosa rinuncia, verso il nostro guadagnare il carattere di Cristo, il quale ha esteso il Suo dare sacrificando perfino la Sua vita per noi. Il nostro restituirgli una decima è niente a paragone.

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